L’Italia di Grillo: il ritorno al primitivo

di stefanomagni

Ma è mai possibile che la massima preoccupazione di tutti gli opinion maker italiani sia l’incapacità di formare un governo? Il dibattito sulla maggioranza che non c’è e il governo che latita dimostra che non si riesce o non si vuole capire quel che è il vero, gigantesco, problema dell’Italia. Il voto dato al Movimento 5 Stelle. Troppo spesso si sente liquidare questo argomento come “voto di protesta”. No, cari miei. Il voto di protesta è la scheda nulla, la scheda bianca, o l’astensione. Oppure l’emigrazione (che nel 2012 ha superato numericamente l’immigrazione, per la prima volta nella storia recente dell’Italia). Questo moto è consistente, ma non ha cambiato il gioco. Non si può neppure parlare di voto contro i “vecchi partiti” (che molto “vecchi” non sono, tra l’altro), perché c’erano tante altre alternative. “Fare” era contro i vecchi partiti, ma non è stato scelto. La figuraccia rimediata, proprio al fotofinish pre-elettorale, da Oscar Giannino, spiega solo in parte l’insuccesso del suo movimento. Al netto di quella figuraccia, “Fare” avrebbe raggiunto a mala pena il 4% dei voti nazionali, forse anche meno. Nulla in confronto con il 25 e passa percento conquistato dal Movimento 5 Stelle. Monti, con la sua lista tecnica, era un’alternativa ai vecchi partiti. Ma anche qui, anche al netto del suo errore di allearsi con vecchi uomini dell’establishment, quali Fini e Casini, non sarebbe mai andato oltre un 12-13%, la metà di quel che ha preso la formazione di Beppe Grillo.

Il voto a Grillo è, invece, ben altra cosa. E’ una scelta ben precisa. La si può riassumere con un’unica definizione: il ritorno al primitivo. Se di ribellione si parla, ebbene è una rivolta contro la modernità in tutti i suoi aspetti.

E’ una rivolta contro la realtà. I discorsi di Beppe Grillo e i messaggi (ben poco esoterici) di Casaleggio, sono abbastanza chiari: non credete a quello che dicono i media, non credete a quello che dice l’informazione “ufficiale”, non credete all’educazione “ufficiale”. D’accordo: i media sono politicizzati e faziosi, l’informazione può essere distorta, l’educazione è infettata di ideologia. Ma l’antidoto a queste distorsioni dovrebbe consistere, in una società moderna, in una ricerca più approfondita della realtà. E non è una missione impossibile nell’era dell’informazione. Si richiede solo un po’ di studio, di pazienza e di logica per discernere quel che è vero da quel che non lo è. Il popolo di Beppe Grillo, al contrario, dopo aver rifiutato i canali di informazione ufficiali, non fa altro che ripiegare sulla superstizione. Casaleggio, nel suo video “The Future of Politics”, non fa che ripescare le vecchie teorie del complotto globale. Tutto il potere del mondo, a detta sua, sarebbe dominato da soli tre poteri: la Chiesa, la Massoneria e la Finanza. La Chiesa e la Massoneria sono istituzioni. Ma non è difficile smentire l’idea che controllino tutto. In società aperte e pluraliste, come quelle occidentali, hanno un’influenza relativa. Sono tanti e tali i gruppi di potere, tante e tali le correnti di pensiero, che la Chiesa cattolica si sta frammentando al suo interno in modo sempre più visibile. Le chiese protestanti sono estremamente frammentate sin dai tempi della Riforma. La Massoneria, che dominava politicamente l’Italia sino ai primi anni del secolo scorso, è un grande potere… del passato. Oggi è un’associazione fra le tante, sia in Italia che all’estero. La Finanza, infine, non è neppure un’istituzione. E’ un mercato aperto, diffuso in tutto il mondo, in cui aziende e individui liberi competono senza mai riuscire a conquistare posizioni dominanti, sia nel breve che nel lungo periodo. Al suo interno vi sono club, gruppi esclusivi, forum, che però servono fino a un certo punto: al loro interno, al massimo, ci si possono scambiare idee. Ma è poi la stessa competizione che prevale. Quel che può essere uno scambio di vedute, in club esclusivi come il Bilderberg o la Trilaterale, nei giorni successivi lascia di nuovo spazio alla concorrenza fra i loro membri, ciascuno dei quali punta, per sopravvivere sul mercato, a massimizzare il suo profitto. Chiesa, Finanza e Massoneria sono del tutto o quasi del tutto assenti nella metà del mondo non libero e non occidentale. L’idea che questi tre “poteri” dominino il pianeta è pura superstizione a cui si può credere solo in modo fideistico. Non c’è alcuna prova, né alcuna dimostrazione possibile, che in segreto queste istituzioni (o non-istituzioni, come la Finanza) siano compatte e mirino al controllo totale. Eppure è proprio l’assenza di prove che fa dire ai ribelli anti-realtà: allora il complotto è reale. Perché è veramente potente solo ciò che non si vede. Come sempre, le teorie della cospirazione sono la diretta derivazione del pensiero religioso, soprattutto quello pagano. Di fronte all’inspiegabile l’uomo attribuisce la causa a un’entità tanto potente quanto sconosciuta che scatena tempeste, o provoca malattie, fa innamorare la gente, o scatena guerre. I pagani del XXI Secolo credono che poche divinità possano muovere i destini del mondo e dell’uomo. Sono apparentemente aperti al mondo, perennemente connessi a Internet, ma in realtà la loro mente è chiusa in questa visione superstiziosa della realtà. E Internet è diventato il loro tempio. Non un’opportunità di informarsi, ma un luogo di culto virtuale in cui predicano e diffondono il loro credo. Credono che i poteri occulti usino dei microchip sottocutanei per controllare l’uomo. Credono che i poteri occulti ci abbiano nascosto l’arrivo degli alieni. Che abbiano inventato l’Hiv. Che abbiano nascosto al mondo che lo sbarco sulla Luna fosse solo una “messinscena”. Che abbiano provocato scientemente l’attentato dell’11 settembre. Che abbiano scatenato i terremoti ad Haiti, in Cina e in Italia con armi segrete. E lo predicano. “Tutto ciò che sai è falso” era il titolo di un best seller dei primi anni 2000. Grillo è riuscito a intercettare questo comune sentire cospirativo e a convogliarlo in un progetto politico.

E’ una rivolta contro la ragione. Se la realtà (pensa il ribelle anti-moderno) la possiamo conoscere solo attraverso l’informazione e l’informazione è manipolata dai poteri forti, il passo successivo è non credere nella scienza. Perché la scienza ha bisogno della realtà, proprio perché la esplora, ne scopre le leggi e suggerisce come interagirvi, attraverso una serie di tentativi ed errori. Se la realtà che conosci è falsa, pensa il ribelle anti-moderno, allora anche la scienza esiste solo come mezzo usato dai poteri occulti per dominare il mondo. La risposta del ribelle è una specie di “volontarismo scientifico”: se la scienza finora ti ha dato una risposta falsa, devi cambiare la scienza. E’ l’esaltazione delle teorie “alternative”. Beppe Grillo, in uno dei suoi spettacoli di successo degli anni ’90, aveva negato l’esistenza del virus dell’Hiv, come abbiamo già detto. Ebbene non ha mai rinnegato il suo negazionismo medico e i suoi elettori, oggi, credono ancora nella sua tesi. L’Hiv, secondo loro, è solo disinformazione per manipolare le coscienze e il comportamento umano. Beppe Grillo, allora, aveva anche suggerito che la cura Di Bella per il cancro potesse funzionare, ma fosse insabbiata e infangata dalle solite multinazionali del farmaco. Oggi non si parla più della cura Di Bella (che si è dimostrata assolutamente inefficace), ma il popolo del 5 Stelle tende, più di tutti gli altri, a non credere nella medicina in senso lato. E a ripiegare su cure alternative, spesso ai limiti (o oltre i limiti) della magia e della ciarlataneria. Alle energie prodotte con metodi tecnologici tradizionali, i grillini contrappongono le energie naturali. Pazienza che una centrale nucleare produca più elettricità di milioni di mulini a vento. Loro vogliono tornare alle pale eoliche, ai mulini a vento. Vogliono tornare all’energia del sole, anche se è la meno produttiva in assoluto. Non lo fanno in base a un calcolo di costi e benefici, ma solo per andare contro a quello che vedono come un pensiero scientifico, dunque manipolato dai poteri occulti. Per lo stesso motivo, pur soffocando nell’immondizia di Napoli, pure i grillini napoletani non vorrebbero mai avere un inceneritore: è troppo moderno, dunque troppo pericoloso, piace ai poteri forti, dunque farà “sicuramente” male al popolo. Non vogliono i treni ad alta velocità (che sono elettrici, dunque pulitissimi), perché sono moderni e cambiano il paesaggio. Pazienza che non si riesca ad avere una linea veloce che ci colleghi all’Europa, perché l’importante è andare contro la presunta “cospirazione” di chi li vuole costruire e far correre. Citano la Germania quale esempio di risparmio energetico, ma dimenticano volutamente che la Germania funziona solo grazie alle sue centrali nucleari (a cui loro si oppongono). Perché l’importante, anche qui, è consumare e produrre meno energia, per tornare a un mondo pre o anti-scientifico.

E’ una rivolta contro la libertà. Se la realtà possiamo conoscerla solo attraverso informazioni manipolate dai poteri forti e la ragione non trova spazio in un mondo in cui la scienza è falsa, anche la libertà individuale (dunque il diritto a usare la propria ragione per esplorare la realtà e crearsi il proprio destino) perde senso. Nella loro visione cospirativa del mondo, i ribelli anti-moderni sono convinti che tutti gli individui siano manipolati o manipolabili dai poteri occulti. La loro risposta è la chiusura nella comunità, per “resistere” ai poteri occulti. Non si parla, in questo caso, di una comunità tradizionale o territorialmente limitata, bensì di una estesa a tutto il mondo grazie alla connessione di tutti con tutti attraverso Internet. Dietro l’apparenza della modernità del Web, si cela, però, l’atavica nostalgia della tribù, a cui gli individui sono vincolati da usi, costumi e tradizioni dettati dalla maggioranza. La polis greca altro non era che una tribù ben organizzata. Quel che Casaleggio vorrebbe, altro non è che una polis estesa su scala planetaria. La libertà e l’individualismo si sono affermati, nei secoli, proprio come ribellione alla tribù. Sfuggendo da ordini chiusi, individui liberi hanno costruito il mondo moderno. Grazie alla modernità, gli uomini si sono moltiplicati numericamente oltre ogni limite prevedibile. Non a caso, in “The Future of Politics”, Casaleggio prevede (e quasi anela a) una prossima Terza Guerra Mondiale che ridurrà a quasi un decimo la popolazione mondiale. Il messaggio è chiaro: siamo destinati, volenti o nolenti, a dover tornare piccoli, meno numerosi, proprio per permettere l’abbraccio del modello tribale, della polis. Nella forma di governo ideale del Movimento 5 Stelle, quella della democrazia diretta, le maggioranze deliberano e le minoranze subiscono. Nel sogno di Casaleggio, è la maggioranza del mondo che delibera in un futuro Stato democratico globale. Nel più limitato disegno del Movimento 5 Stelle, i cittadini di un singolo Stato (l’Italia) devono poter deliberare a maggioranza su ogni cosa, controllando direttamente le istituzioni pubbliche e private. Questo disegno è nemico di ogni forma di pluralismo. Nella nuova democrazia diretta si dissolvono le religioni (perché inquinerebbero l’unità di intenti della “maggioranza”) e tutti i corpi intermedi, i gruppi di interesse economico e di potere politico locale. E’ un totalitarismo che sorge dal basso, come quello sognato nelle utopie di Rousseau e di Marx: in ogni caso, nel macro e nel micro, all’individuo viene negato potenzialmente ogni diritto. In caso di democrazia diretta mondiale non c’è scampo: ognuno, ovunque si trovi, deve adeguarsi a quello che la maggioranza decide per lui.

E’ una rivolta contro il capitalismo. Solo individui indipendenti possono scambiare fra loro come mercanti, godendo di una piena parità di diritti. Il capitalismo non esisteva nelle tribù, dove i beni erano distribuiti fra i suoi membri a seconda di quel che decideva l’autorità. I nuovi primitivi, aspirando a tornare nella tribù, vogliono tornare ad un’economia fondata sulla distribuzione. Vogliono avere un nuovo capo-tribù “democratico” che distribuisca monete, beni e servizi. Non trovando più appigli in teorie ormai obsolete, come il marxismo o il socialismo democratico, stanno ripristinando dottrine elaborate in tempi più recenti, ma ancora più obsolete nei loro contenuti: la “decrescita” e il “cartalismo”. La decrescita è l’ultima (in ordine di tempo) moda originata dalle teorie dell’economista britannico Thomas Robert Malthus. Che, alla fine del XVIII Secolo, sosteneva come le risorse fossero ben presto destinate a finire, constatando che il numero di esseri umani cresceva molto più rapidamente al cibo che li avrebbe dovuti nutrire. Due secoli dopo, gli uomini sono 6 miliardi in più e il numero di morti di fame (rispetto all’epoca di Malthus) è decisamente diminuito. Però Malthus continua ad essere considerato come un profeta anche all’inizio di questo millennio e ispirandosi a lui (oltre che allo scrittore Lev Tolstoj) un gruppo di economisti, capitanato dal francese Serge Latouche, ritiene che si debba andare oltre al maestro. Finora l’economia ha puntato sulla massimizzazione del profitto e sulla crescita della produzione. Ebbene, per i decrescitisti non sono queste le cose che contano, ma altre: i rapporti cordiali, la vita a contatto con la natura e il carattere democratico delle istituzioni. Meno soldi, meno consumo, più felicità. Sulla carta. Proprio a proposito di carta, la “Moderna Teoria Monetaria”, divulgata da blogger di successo come Paolo Barnard, deriva da una dottrina concepita alla fine del XIX Secolo dall’economista tedesco Georg Friedrich Knapp: il cartalismo. L’idea di base è semplice: non hai abbastanza soldi? Stampane di più. Tanto il valore della moneta è “relativo”, svincolato dalla legge della domanda e dell’offerta oltre che da una base aurea. Uno Stato, secondo questa teoria, ha una capacità di indebitamento illimitata, perché per colmare qualsiasi buco nei suoi conti gli basta stampare più moneta. Il cartalismo e la decrescita richiedono un potere totale dello Stato. Il cartalismo prescrive la sovranità monetaria: dare al governo pieni poteri per stampare moneta a seconda delle necessità dei suoi cittadini. La decrescita prescrive un controllo pubblico totale sui cittadini e sui loro costumi, consumi e stile di vita. Strano a dirsi, tendiamo naturalmente a volerci arricchire e a consumare sempre di più. Dunque i decrescitisti sono convinti di doverci rieducare. Alla fine, come tutti i movimenti che negano la realtà, negano la ragione, negano la libertà, il risultato è sempre quello: potere assoluto allo Stato. E non è un caso che il programma economico del Movimento 5 Stelle sia un elenco di nazionalizzazioni, regole, controlli e divieti. Quello che avanza è un nuovo autoritarismo e niente altro.

Era prevedibile una così diffusa rivolta contro la modernità? Assolutamente sì. L’irrazionalismo è sempre stato molto diffuso, sia fra i marxisti che fra i cattolici. Ma è sempre stato celato dietro a una patina pubblica di ragionevolezza. Ora che i freni inibitori sono stati spazzati via dalla crisi economica, l’irrazionalismo sta rotolando giù ovunque, a valanga. Come in un’invasione di zombie, vedi la gente che cambia comportamento, diventa ostile, incontrollabile. Persone insospettabili iniziano a parlarti di complotti mondiali. Persone che credevi di conoscere bene e sulla cui razionalità avresti scommesso, iniziano a parlarti contro la scienza, contro la medicina, contro l’economia, per favoleggiare mondi alternativi. Luoghi comuni sui poteri forti della finanza vengono ripetuti come dei mantra anche da chi lavora in banca e in borsa. Tornano i capri espiatori: gli ebrei, i sionisti, i capitalisti, i massoni sono additati da persone istruite e finora pacate, che però ora ne vogliono il sangue. Anche chi non crede a questa nuova ondata di cialtronate cospirative, inizia ad ammetterne la legittimità. “E se poi avessero ragione loro?” si chiede pure la persona più razionale e pacata. Non mi stupisco affatto che il Movimento 5 Stelle abbia catturato il 25% dei consensi. Mi stupisco, semmai, che non ne abbia catturati di più. Perché il pensiero cospirativo e irrazionale, in questa Italia in crisi, è trasversale: sta dominando a sinistra, domina nella Lega, è già molto diffuso nel PdL e nei suoi alleati di destra. Molti dei nuovi ribelli anti-moderni, molti di questi zombie che camminano fra noi e votano, hanno tracciato la loro croce (dopo aver leccato la matita, magari, credendo di fare una cosa utile contro i brogli) anche sul PdL, sul Pd, sul Sel, sui partiti scomparsi della sinistra massimalista, sulla Lega Nord. Per motivi pragmatici, per dare un “voto utile”, o per affetto nei confronti del proprio partito del cuore. La prossima volta, probabilmente, voteranno Grillo. Non è un caso che anche Berlusconi, la Lega, così come i loro rivali di sinistra, per conservare l’elettorato, hanno dovuto assimilare loro stessi (ma magari ci credono pure) un linguaggio irrazionale e delle argomentazioni cospirative. Non è un caso nemmeno che la critica al Movimento 5 Stelle riguardi i suoi metodi, l’ignoranza dei suoi parlamentari, ma mai il contenuto del suo programma.

Questa tendenza è pericolosa? Certamente sì. Perché mira, appunto, a dare tutto il potere allo Stato. Il che ci farebbe perdere, non solo la nostra libertà, ma anche il nostro benessere. L’Italia sta affogando nel suo statalismo, nel suo debito, nella sua spesa pubblica. Un partito che, una volta al potere, dovesse nazionalizzare, aumentare il debito e aumentare la spesa, ci farebbe regredire al terzo mondo in men che non si dica. E a questo punto sì che si spalancherebbero le porte a una svolta definitivamente autoritaria. Frustrati dall’inevitabile fallimento del modello rivoluzionario, gli italiani potrebbero chiedere un dittatore. Perché, come dimostrano molti esempi nell’America latina, o anche nell’ex Urss, al fallimento dello Stato, la gente che ne è ormai dipendente, reagisce chiedendo ancora più statalismo. Beppe Grillo non è e non sarà mai un dittatore. Sarà, più probabilmente, l’anticamera di una dittatura.

La responsabilità di questa svolta primitivista e potenzialmente autoritaria della politica italiana? Non diamo la colpa all’ignoranza. Gli elettori italiani sono mediamente istruiti, educati, laureati. Non diamo nemmeno colpa alla crisi economica, alla quale si può reagire bene o male, a seconda delle proprie idee. E’ la cultura dominante la responsabile di questa svolta. Marxismo, teorie post-marxiste, cattolicesimo pauperista, dominano nelle parrocchie, nei media, nelle scuole, nelle università. Mentre i nuovi ambienti più colti e creativi sono sempre più attratti dalla new age. Il marxismo nega l’esistenza di una conoscenza pluralista e libera: tutto il pensiero è ideologia creata dalla classe capitalista dominante. Il post-marxismo ritiene che tutta l’informazione, il linguaggio stesso, sia funzionale ai gruppi dominanti. Il cattolicesimo pauperista prende per buoni gli assunti del marxismo e predica il ritorno a società comunitarie, dove i beni vengono distribuiti e non scambiati. La new age, sempre più diffusa, nega la ragione e vuole ribaltare la scienza. In questo humus gli italiani non possono che diventare grillini. Il primitivismo è il riassunto di tutte queste tendenze culturali. Ed ora è pronto a farci tornare indietro, all’età della pietra.

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